giovedì 9 febbraio 2017

Is someone getting the best of you?


Come se ne esce?

Quel momento in cui cala di nuovo quel velo nero e melmoso.
Il punto del troppo.

E allora pole, mia cara pole, sei la prima della lista.
La testa che rotola via quando cade la lama.

In questo momento è tutto così faticoso che il pensiero di dare al mio corpo qualcos'altro da gestire - autoinflitto - mi sembra folle.
Un dolore quotidiano che come uno ticchettio incessante scava dentro. Letteralmente.
Strapparsi da dentro. Che cura medioevale del cazzo.

E allora pole, mia cara pole, perdonami.
Non è un addio. Non è neanche un arrivederci.
E' un oggi no.
Domani non lo so.

Magari dormo meglio. Magari mi scrocchio le dita dei piedi. Magari mi stiracchio le scapole.

Non mi rendi felice. Da un po'.
Rido sempre, mai davvero.
L'ossessione è insofferenza.

Ci vediamo domattina. Mentre guido verso lavoro.
Con le coreografie nella mia testa mentre l'autoradio canta qualcosa che mi piace.
Mi rendi felice per finta.

Perchè io non esplodo.


Io sono una supernova



venerdì 27 gennaio 2017

Pole Dancer. Not Slut. Stripper? Maybe

Ok ci ho pensato.

Ed è un pensiero elaborato questa sera in coda tangenziale mentre rientravo dal lavoro.
Quindi magari è un po' scemo, o elementare, o tutte e due le cose.

Ho pensato che io per prima mi sono trovata a scrivere del "bla bla facendo pole vi troverete a dover spiegare che, no, non è lap dance, bla bla bla".
Ed è stato un po' riflesso automatico.

Anche perchè devo proprio dirlo.
Io nella vita reale non è che ho mai dovuto poi argomentare molto sta cosa.
Una tiepida illustrazione su cosa sia la pole dance. Un "ah-ah ok" di risposta.
Non so se è perchè frequento gente molto intelligente o perchè sono una specie di ragazzino in scarpe da ginnastica intrappolato nel mio corpo nanerottolo e nessuno abbia mai avuto l'ardire di associare qualcosa di vagamente erotico a me stessa.

Ma in generale. E' così e basta. Se parli di pole dance c'hai un po' subito questa frase preimpostata.
Ne abbiamo fatto a volte un motto. A volte un meme. A volte un vanto.

Ecco, ok.
Che è vero che la pole dance e la lap dance sono due cose differenti.
Come il Judo e il Karate. Che per me ignorante sono vagamente quelle robe di combattimento che si praticano con una specie di accappatoio. Le rispettive discipline probabilmente rabbrividiranno e si sentiranno in dovere di attaccarmi un pippone sulle differenze tra le due arti marziali.
Niente più che un'alzata di occhi al cielo.

Ecco a noi viene un po' più che un pizzicorino a volte.

Partiamo dall'orgoglio del voler sottolineare le nostre innumerevoli ore di allenamento - fatica  - lividi.
Arriviamo dirette in scivolata al non voler essere considerate poco di buono.
Che poi, dico io, una lap dancer fa un lavoro in un locale per adulti.
Probabilmente è molto più incazzata e indispettita lei dall'atteggiamento di molti uomini di quanto sapremo mai dirlo con le nostre migliori argomentazioni.
Mica fa pompini pubblicamente.
Che poi, dico io, un'attrice porno fa poi nient'altro che un lavoro che potrà non sposare le nostre scelte di vita, ma mica è una troia.
Che poi, alla fine, anche una escort fa un lavoro. E magari non sposa neanche le sue scelte di vita ma c'ha bisogno di soldi. Il che la rende probabilmente più frustrata e triste di come possiamo sentirci noi. Ma non è comunque una poco di buono.

Cioè cosa ci dà realmente così fastidio da dover correre a spiegare che la lap dance è un universo parallelo e da sentirci in urgente dovere di difenderci?

Perchè se in un gruppo di pole dance, frequentato da gente che si allena quotidianamente mezza svestita e sbandiera l'assoluta dignità del poter fare uno sport in mutande, spunta fuori un perizoma - in un video di un esercizio peraltro difficilissimo, mica tanto per - qualcuno storce il naso?

[ora non voglio fare processi - dibattiti - critiche. E' successo. Punto. E quella che segue è la mia personale riflessione. Rapportata a me stessa e solo a me stessa. Non mi faccio interprete del sentimento segreto di nessuno]

 Me lo sono chiesta.

Un po' di invidia per un lato b ben fatto?

Io so di avere parecchia cellulite. Fingo di fottermene e non essere schiava dell'estetica. Quasi sempre riesco a farlo davvero. Ma so benissimo che ogni cazzo di volta che esco dalla doccia e mi tolgo l'accappatoio come un riflesso d'istinto do' una controllatina ai miei morbidi cuscinetti bucherellati "per vedere come va" (la risposta è : sempre uguale, Dna).

Un po' di invidia per chi si sente la libertà di spogliarsi?

Fosse per me pole dance si farebbe in tuta dell' Adidas.
Se non fosse che il triacetato è il tessuto più scivoloso (e infiammabile) esistente sulla faccia della terra, ovviamente.
Poi una volta rapita da questo sport ci pensi un po' meno che stai gironzolando per la palestra mezza nuda. Ma all'inizio un po' di scansione culi per valutare la concorrenza e capire quante occhiate mi sarei beccata mentre ero distratta, l'ho assolutamente fatta.
Io che vivo-sempre-insieme-ai-miei-calzini ero un po' a disagio anche a piedi nudi, per dirla tutta. Che c'ho ste due dita del piede palmate che alle elementari mi han sempre messa a disagio coi sandaletti e al mare nascondevo con attenzione nella sabbia.

Un po' di fastidio perchè cazzo ho già dovuto spiegare duecento volte a tutti i miei amici che no - non gli presenterò le mie compagne di pole - e anche se fosse non è che son tipe che la danno via in allegria. Mo sto sventolare di chiappa mi mortifica un po le argomentazioni?

Eccoci.

Torniamo alla poco di buono.

Che poi. E' di nuovo questione di prospettive.
Perchè se uno che ci piace ci fa la battutina sullo spettacolino privato di lap dance magari lo lasciamo giocare per un attimo. Ci lusinga anche che lui voglia pensare a noi nude (sottotitolo : è fatta!)
Se lo fa Cicciuzzo il viscido della pizzeria gli trapassiamo il cranio con una sciabolata neanche fosse uno zombie del cazzo.

E allora ci ripenso.

Che c'è questo problema di non esser belle.
Di esser basse.
Di esser grasse.
Pelose.
Con la cellulite.
C'è persino il problema di esser troppo belle che pare dia fastidio anche questo.

E tutte le volte che ci fanno sentire inadeguate.
Alle volte che per strada il maraglio di turno  fa un commento viscido non gradito.
Ai colleghi che commentano le tette della segretaria.
Il gruppetto a scuola che non ti invita al pub perchè non sei alla loro altezza.
O le "amiche" che dietro le spalle sono pure più cattive dei maschi nelle critiche feroci.

Ecco.
Si chiude il cerchio e ritorniamo alla partenza.

Il giudizio.

Il giudizio, impietoso e superficiale.

Il giudizio che ti rende una troia, un cesso, una sfigata.

Il giudizio per cui dobbiamo difenderci anche se nessuno attacca e spiegare sempre e comunque che non è lap dance. Perchè vaffanculo io non sono un oggetto da guardare mentre ti viene duro.

Ma se neanche tra noi sappiamo risparmiarcelo la pole dance non è più quella sensazione euforica.
E' una perizia tecnica sui centimetri di tessuto delle mutande.

E la nostra libertà è solo una catena più lunga di una manciata di centimetri attaccata al palo.

credits pic : society 6 -  MartiniWithATwist
















mercoledì 18 gennaio 2017

Ma vie, Aisha, si tu m'aimes



Vorrei poter dire che il mio 2016 da poler sia rappresentato da quest'immagine


Il maledetto (o la maledetta?) aisha - che non so nemmeno scriverlo...figuriamoci farlo.

Uscito vagamente stabile e ai limiti della decenza al milionesimo tentativo.
L'entusiasmo della mia maestra nel vedermi riuscire.
(se mai ci fosse bisogno di dirlo...
sì, chiaramente io sono quella fluo di maglietta e di faccia per lo sforzo)


Ma siamo onesti gente.
Il mio 2016 è veramente rappresentato qui





venerdì 13 gennaio 2017

Tanto per dire...

Quando escono le classifiche del contest di Modena e pubblicano i video su youtube una delle prime cose che faccio è guardarmi le esibizioni delle ultime classificate di tutte le categorie.
E non lo faccio per deridere o per spirito critico.
Dopo quattro anni di pole ancora sono negata a unire le figure e fatico a completare delle combo senza fermarmi. Nelle lezioni di improvvisazione anche se il massimo pubblico è formato dalle compagne di lezione di sempre la mia mente si rincoglionisce. Mi sento profondamente scema ogni istante. Cercando di elaborare al volo qualcosa in cui non morire senza materasso/assistenza, cuor di leone, inizio a girare in tutto un frullo di sedie e fireman a manetta, con v-gemini negli slanci più audaci.
Io guardo le ultime classificate perché a esser fighe siam brave tutte.
Perché quando la mano scivola, il ginocchio non tiene, e tra difficoltà più o meno celate arrivano fino alla fine io vorrei poterglielo dire che vedere queste esibizioni non è il commentino acido del “forse era meglio se stavi a casa”. Vederle sul palco è “Bravissima! Ci sei riuscita!”. A nome mio e di tutte quelle che non avranno mai lo sbatto, la pazienza e il coraggio di provarci.

giovedì 2 giugno 2016

Like skyscrapers rising up. Floor by floor, I'm not giving up

Non so se si é capito ma demoralizzarmi nella pole é quasi impossibile.
Ho la "fortuna" che non mi é venuto praticamente mai un cazzo facile e al primo colpo.
Sono abituata a litigarci con il mio corpo che non vuole saperne a volte di essere più forte o sentire meno dolore.
Per due anni non mi sono persa una lezione. Sono quella che é andata alle prove del saggio in coulotte e scarpe da ginnastica perché aveva tre punti di sutura sotto un piede.

Eppure ho pensato seriamente di mollare.
Non cosi tanto da vendere il palo su internet e mandare tutto a puttane.
Ma di prendermi una pausa. Fermarmi. Ricominciare con calma a settembre.

E non é stata chiaramente la pole a abbattermi. É stato tutto quello che viene prima della pole. Lavoro di merda. Sempre di corsa. Sempre in ritardo a lezione. Sempre a pregare che in tangenziale non ci sia traffico. Troppo stanca mentalmente per poter sopportare anche la stanchezza fisica.

Così ho saltato qualche lezione in qua e in lá. Con la frustrazione del vorrei ma non posso. Stringendo a cappio i giri di questa spirale malata.

Poi come sempre tutto finisce con un sentito vaffanculo.
E la pole, che é stata sempre cosi severa con me, mi ha voluto bene.
Per una volta non é stata spietata e implacabile. Per una volta mi ha permesso di rendere il dolore sopportabile e la paura controllabile.
13 millesimi di secondo di aysha, che vista da fuori doveva essere una vera merda.
Ma mi serviva disperatamente.
Mi serviva ricordarmi che a volte riesco a fare qualcosa di bello e inaspettato. Che l'unico modo per riuscirci é provare e non permettere a niente di sporcare le cose belle.

A volte é una merda. Tutto.
Ma ci sono cose e persone che non devo permettere a nessuno di portarmi via.
Anche se esco tardi dal lavoro, la tangenziale é murata e "sono in ritardo tenetemi il palo"

[chiaramente la lezione dopo, ebbra di speranze, mi sono resa conto che aysha un cazzo, fa un male porco ed è pura fantascienza!]

sabato 7 maggio 2016

Sono seria

Nel mio passato c'è una storia abbastanza ingombrante.
Ha il colore di luci spente e le dimensioni di una stanza.
Si potrebbe narrare con la definizione clinica di attacchi di panico ma non vorrebbe veramente dire un cazzo. Non potete capirlo, come io non posso capire tante altre cose che non ho mai fatto.
Non si tratta di ottusità o ignoranza. Potete raccontarmelo il brivido di fare bungee jumping ma non posso riuscire a sentire l'adrenalina. Per quanto possiate essere ottimi narratori e ricchi di dettagli.
Che poi cioè anche sti cazzi.
Il punto non é questo.

Il punto é che a volte immotivatamente le cose facili sembrano difficili.
O quelle difficili sembrano difficilissime.
E quelle difficilissime impossibili.

Insomma, al lavoro, mi mandano da un cliente per la prima volta.
Che é poco più di un fastidio.
Tipo una pellicina di pop corn incastrata tra i molari. O una piega sgualcita sulla manica di una camicia.

A volte dal passato tornano i mostri.
E onestamente ci rimani di merda perché quasi non ti ricordavi più di loro. Dovete rifare le presentazioni e fai finta di sapere esattamente cosa stanno dicendo anche se é un cugino di quinto grado che ti parla del matrimonio di sua sorella in cui tu avevi tipo tre anni.

Ho pianto.
Di nuovo quella sensazione paralizzante del "non posso farlo".
Perché poi, il cugino di quinto grado é una specie di schizzato psicopatico.
State ricordando i bei tempi andati e senza preavviso ti inietta un veleno nel cervello che ti fa pensare di essere una merda inadeguata e debole e di dover tornare a dondolare dentro a un flipper.

Poi realizzi che anche vaffanculo.

Non é che la pole sia una soluzione, se avete dei problemi andate in terapia.
Seriamente, fatelo.
Fatelo anche se pensate di non averne, in tutta onestà.

La pole mi ha aiutata ad avere la dimensione di quello che posso essere capace di fare.

Basta provare.
E a volte riprovare e provare ancora.
Avete fretta?

E ok, non sono un vero supereroe.
E ok, alcune cose sono ostacoli a cui bisogna arrendersi.
Ma non serve tornare indietro con i lucciconi agli occhi e il naso che cola.
Basta girarci attorno.
Cioè la ballerina mi verrà tra decenni e la spaccata forse mai.
Non é un buon motivo per fermarsi.

Se mi fossi fidata del mio istinto avrei posto fine a certe scene ridicole già molto tempo fa.
Il mio istinto é una vera merda.
E non avrei la v, la salita in spin, il jemini, il Caterpillar.
(ok sto barando, sul Caterpillar faccio ancora schifo)
La lista é sorprendentemente lunga.
Se parlassi con me di tre anni fa e le dicessi cosa ho conquistato sul palo mi manderebbe a fanculo senza credermi.

E quindi così.
Ho pensato"riesco a fare il broken doll cosa sarà mai andare da un cliente"
E ci ho pensato anche mentre ero lì.
Una specie di dolce Remí nella fossa dei leoni in giacca e cravatta.
Cioè questi qua non sanno arrampicarsi su un palo, pagliacci.
Sono loro a dover aver paura.

Io domino